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03.04.2016 - Varese Van Vlanderen

I Muur ci avevano promesso e i Muur ci hanno dato. E noi li abbiamo scalati tutti! 120 KM con 26 muri, di cui il primo dopo 5 km e L’ultimo a 4 km dal traguardo, per un totale di 1761 mt di dislivello. La formula è quella ormai collaudata della randonnèe con partenza alla francese. Alla partenza siamo in 22 del Genova molto curiosi di verificare il percorso e un po’ stupiti da tabelle di marcia a prima vista un po’ troppo “lente”. L’organizzazione sembra preparata e collaudata (la Cicli Turri organizza anche la Rando delle Foglie Morte) ed il fatto che siano pronti a fornire a 600 ciclisti altrettanti numeri di partenza muniti di chip più altri 400 senza chip a cui non verrà rilevato il tempo (che risulteranno insufficienti ad accontentare tutte le richieste di iscrizione) conferma la bontà dell’operato. Difficile aspettarsi più di 1000 iscrizioni per la prima edizione di una randonnèe.


La procedura di partenza è molto lenta ma nessuno demorde e così nel giro di 20 minuti dal compattamento del nostro gruppo ci troviamo ai piedi del primo muro. Spieghiamoci: come sono questi muri? Lunghezza che va dai 300 mt. a 900 mt e uno da 2,7 km, pendenze medie dal 3 all’11% e pendenza massima anche fino al 19-20%. Questo è quanto rappresentato sul sito web della manifestazione e noi possiamo confermare che è tutto vero. Sulle pendenze, le sensazioni (e i nostri computerini) sono di difficoltà superiori a quanto annunciato.
Il percorso si sviluppa quasi esclusivamente su strade secondarie con un veloce susseguirsi di svolte e cambi di direzione che impediscono ad un gruppo di prendere troppa velocità se non con grandi rischi. Abbiamo una prima risposta alle tabelle di marcia che, quindi, risultano sostanzialmente corrette. Dopo 48 km arriviamo al ristoro, non prima di aver scalato una rampa di 200 mt in pietre e mattoni assolutamente sconnessa che provoca anche una caduta senza conseguenze.
Intorno alla metà il gruppo comincia a perdere compattezza. Le attese, in cima ai muri, di chi arriva prima cominciano a prolungarsi: è il segnale che le gambe, a dispetto delle dichiarazioni, cominciano ad essere affaticate. Giovanni e Maurizio faticano a fermare la testa del gruppo ma sono grandi e grossi e alla fine vincono loro. Entriamo nel Village, tutti insieme, in rigorosa fila indiana, parcheggiamo la bici ed accediamo al pasta party giusto in tempo per vedere, sul mega schermo allestito per l’occasione, gli ultimi 30 km del Giro delle Fiandre con Peter Sagan che stacca tutti sull’ultimo muro e resiste da solo all’inseguimento di Cancellara. Mitici, quasi come noi!
I commenti alla manifestazione sono molto positivi per originalità, presentazione, organizzazione logistica e accoglienza. Ci permettiamo però di evidenziare il sistema di segnalazione stradale che riteniamo insufficiente se non addirittura pericolosa. Le classiche frecce a terra riportate con la bomboletta di vernice sono state poste solo ed unicamente nel punto di svolta e non anche in prossimità onde preparare i ciclisti all’imminente cambio di direzione: soprattutto in corrispondenza di svolte a sinistra da una strada provinciale ad una strada secondaria abbiamo vissuto momenti ad alto rischio per le auto che sopraggiungevano in senso contrario e sia nello stesso senso di marcia con il gruppo sulla destra della sede stradale ma la cui testa si spostava improvvisamente a sinistra per la svolta. Ci permettiamo di consigliare, a coloro che si cimenteranno in futuro su questo percorso, di affrontarlo in piccoli gruppi evitando i grossi assembramenti mentre all’organizzazione chiediamo, dato il successo dell’evento, di fare un piccolo sforzo migliorando la segnaletica (anticipando le svolte, a seconda dei casi, da 20 a 50 mt. prima) e magari apporre dei cartelli all’inizio di ciascun muro numerandolo in senso inverso per migliorare la percezione del percorso (si perde subito il conto dei muri) e meglio godere da protagonisti ciascuna rampa.