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la Milano-Sanremo del Genova

Ma come si fa ad alzarsi alle 2:30 (della notte!) per andare a pedalare? Deve esserci un qualche tipo di virus di follia nel cervello di coloro che lo fanno, beninteso follia sana, ben calcolata ed organizzata. In primo luogo dobbiamo ringraziare gli amici del Gruppo Berra e Pino Giambusso per la perfetta e oliata macchina organizzativa. Immaginate dei furgoni al seguito dei ciclisti con su le borse con i cambi di indumenti ed il necessario per i rifornimenti, gli stessi furgoni che a Sanremo caricheranno le vostre biciclette e vi faranno trovare le vostre borse già scaricate e ben disposte e, di ritorno a Mesero le vostre biciclette saranno già sul marciapiede ad aspettarvi con la ruota (la vostra) già montata. E vuoi mettere la tranquillità che ti dà, prima di affrontare l'ultima fatica di giornata, il Poggio, vedere il tuo pulman parcheggiato nel parcheggio del supermercato già lì pronto... impagabile! Ma questo è il contorno.

Noi siamo a Mesero alle 4:30 di sabato 19 marzo per pedalare per 290 km da Milano a Sanremo. Don Agostino ha "promesso" la partecipazione di qualche big e il Don mantiene le sue promesse: Cadel Evans presente al via e disponibile con tutti per le foto, e i due pro, Paolini e Santambrogio, in purgatorio "condannati" al servizio civile di accompagnamento di noi umani. Ho visto personalmente Paolini spingere su un cavalcavia un nostro compagno di avventura.

Le previsioni meteo danno bel tempo e temperature gradevoli ma nessuno ha avvisato che nella bassa avrebbe fatto un freddo cane almeno fin quando il sole, alle prime luci dell'alba, avrebbe iniziato a svolgere le sue funzioni. A parte il gran freddo nelle prime due ore ed un paio di forature tutto tranquillo fino ad Aqui Terme, luogo del primo rifornimento ufficiale. In precedenza era stata concessa una sola sosta liquida per evitare l'ammutinamento del gruppo. Ai piedi del Sassello iniziano le prime asperità della giornata, il Sassello appunto ed il Giovo; lunghe ma non particolarmente impegnative. E' su queste pendenze che avviene l'unica caduta della giornata: classica sovrapposizione di ruote, quello davanti che si sposta leggermente di lato e quello dietro con la borraccia in mano che cade rovinosamente a terra travolto anche da chi seguiva. A parte l'orgoglio, i danni materiali e fisici sono lievi e grazie a San Giambu (Pino), Giuseppe, nel giorno del suo compleanno, è in grado di ripartire e arrivare a Sanremo.

La discesa Verso Albisola e la sosta al Santuario allevia tutti i lividi, sistema i guasti, cambia le maglie bagnate e riempie le pance vuote. La vista di Savona e del Mare solleva cuori e morale, sembra di essere appena partiti. Pino prende decisamente in pugno la situazione regolando l'andatura sui 31/32 km/orari e guai a chi sgarra! Si comincia a pensare se riusciremo a fare il Poggio. La Polizia avrà già chiuso l'accesso alla salita? Ma questi sono ancora pensieri che vanno e vengono, l'obiettivo adesso è arrivare ad Albenga. Perchè Albenga? E' lì l'ultimo rifornimento prima degli ultimi 60 km, quelli dove sono concentrate le principali difficoltà della Classica Monumento. Troviamo il furgone fermo in uno spazio adiacente all'ingresso di un grande negozio di ferramenta e casalinghi. Ostruiamo praticamente l'accesso ma la padrona, invece di rimproverarci inizia cordialmente a fotografarci offrendo anche ospitalità alle due donne del gruppo. Gli uomini si arrangiano in altri modi, come al solito!

Adesso sì che l'apprensione di non riuscire a fare il Poggio si fa più pressante, ma la fretta va gestita, ci sono prima i capi e la Cipressa per chi la vuol fare. Capo Berta si rivela come al solito piuttosto ostico con le sue pendenze tra il 6 ed il 12%, forse la salita più dura di giornata. Niente a confronto con quello che dovrà affrontare chi farà il Poggio però. Quando 
Pino ci indica a destra il nostro pulman sappiamo che manca poco all'ultima fatica ma i novizi come me non si aspettano certo questo. L'accesso alla salita, come ci aspettavamo, è già chiusa dai Carabinieri, ma si può raggiungere il primo tornante salendo a piedi lungo una ripidissima rampa, pavimentata ma sconnessa, di circa 150 mt. Si rivelerà la fatica più grossa della giornata. Raggiunto il tornante e la strada normale inforchiamo di nuovo le nostre bici e ci "riposiamo" lungo la salita che poi i professionisti affronteranno a 35/40 orari. Scolliniamo e scendiamo lungo la discesa per ritornare sulla provinciale e, a fatica per le strade bloccate dalle autorità, raggiungere il pulman giusto 10 minuti prima del fatidico passaggio.

L'attesa è lunga ma tutto si risolve in una manciata di secondi: gran frastuono di motori e sirene dei mezzi della polizia stradale per 4/5 secondi, 10 di silenzio irreale e poi un soffio, come per spegnere le candeline su una torta, ed il gruppo è passato a 50 all'ora tutti in lotta per prendere il Poggio davanti. Cosa succederà dopo noi ce lo possiamo solo immaginare!

Sto allestendo un contenitore di tutte le foto e video realizzati durante questa avventura. Se volete contribuire inviatemi le foto o inseritele direttamente nell'album: FOTO MI-SANREMO